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Scribacchino - Poesie 1993-1999

Scribacchino - Poesie 1993-1999

Sandro Montalto

Scribacchino

Prefazione di Rinaldo Caddeo, nota in copertina di Mario Marchisio

Edizioni Joker, Novi Ligure 2000

64 pagine  

(Quarta di copertina) La poesia di Montalto si presenta come un ramificato procedimento per accumulazioni, per colate successive di un flusso verbale che travolge e trascina ogni ostacolo. Una simile scelta espressiva si esalta in particolare nella sua forma più semplice e cruda: quella dell’elencazione, ovvero il trionfo di una paradossale vocazione tassonomica. Parafrasando alcuni versi della poesia intitolata Langue, potremmo affermare che Montalto si serve dell’abbaglio, dello stupore, dell’ineffabile, del nascosto, del riposto, del turpe, di «parole che siano lapide ad un essere incapace / di piegare le parole a raccontare se stesse». Eppure, nonostante le parole recalcitrino, il poeta non ha altro mezzo con cui compiere il proprio lavoro, bollandolo addirittura come una delle «fatiche / fatte solo per il piacere di scocciare la gente». Mi sbilancio: è come se questa «filastrocca barocca e bislacca» si rigenerasse alla luce gelida e stralunata di una pièce beckettiana. In tale realtà dolente, caotica, non sussiste alcuna possibilità di instaurare una durata, tanto meno il tempo lineare poiché, nietzschianamente, «Ritornano uguali le cose [...]. Ma il tutto, l’eterno, perpetuamente con la metamorfosi si trastulla». Vi sono innumerevoli modi di porsi di fronte al poco dilettevole spettacolo dell’esistenza. E non si tratta di una scelta arbitraria, ma di un’operazione inerente alla profondità del nostro essere. Resta decisivo, per comprendere l’intonazione caratteristica della poesia montaltiana, cogliere la centralità di quel riso intenso e sferzante che impregna di sé l’intero libro. In prossimità della fine troviamo un testo, intitolato Sul riso, il cui incipit e la cui conclusione suonano così: «Guarda: tutto muove al riso», «il terribile riso che ride di ciò che è infelice». Il riso, dunque, come remedium inanitatis. Un vero e proprio concerto, concepito da un abile contrappuntista al sole di quella beffarda disperazione cui si accennava, autentico motore immobile dell’opera prima di Montalto.